The Moon’s Power

Ho aperto una nuova via in solitaria sull’inviolata parete ovest del Mt. Edgar, in Cina, nella regione del  Sichuan, all’estremo est della catena Himalayana.  Si tratta della prima salita della parete ovest e la terza salita assoluta della montagna. La mia via di salita l’ho chiamata “The Moon’s Power” dando un grado di difficoltà di WI4+ M4+90° su ghiaccio sottile.

Campo degli Italiani, quota 5250 m.

Oggi, ho trascorso un’importante giornata di acclimatamento. Insieme ai miei compagni trentini e valdostani ho raggiunto un colle a quota 5980m, poi, con Emrik e Francois, ho continuato salendo una cima inviolata che abbiamo nominato “Twenty Shan” di 6174m. 

Durante il rientro, la veduta della parete ovest del Mt.Edgar,mi dice qualcosa di importante…mi chiama, mi invita…

Provo a non pensarci, perché il programma del nostro team è già definito; all’indomani, vogliamo scendere al campo base a riposare, per poi proseguire il nostro acclimatamento. Niente da fare, il richiamo della montagna persiste, qualcosa mi dice che è una grande occasione per me e se non la sfrutto adesso, non avrò più opportunità!     Mangio con i miei compagni, mi confido con loro che ho questa idea in testa, chiedo se sono d’accordo; Bicio e Matteo riflettono e con un po’ di preoccupazione mi danno il “via libera”.      

P1160894
Vista dalla parete ovest dell’Edgar

                                                                                                                                          

Ore 20.    Sono nel mio sacco a pelo e sto decidendo se andare o no. Non sono al top, non ho mangiato molto, sono stanco dalla giornata trascorsa, non ho preparato niente per la salita.

Ore 23.    Mentre i miei compagni dormono mi preparo lo zaino: ho un Blue Ice Dragonfly da 25l dove ci metto dentro 70 m di kevlar, 2 chiodi da ghiaccio, 4 dadi, materiale che mi può essere utile nel caso di una ritirata; dopodichè, 1 piumino, 1 paio di guanti caldi, 3 barrette, 2 gel, 1 l di acqua con sali, una radio per tenere aggiornati i miei amici.

Ore 00.15.   Inizia la mia avventura. Dopo un’ora di avvicinamento attacco da solo l’inviolata parete ovest del Mt. Edgar. La sensazione è incredibile. Su questa parete, c’è stato solo un tentativo da parte di un team russo nell’anno 2009, terminato a 200m dall’attacco. Salgo un sistema di goulotte sulla sinistra che mi dovrebbe portare direttamente sul finale della cresta ovest.             

Sul mio casco, la mia pila frontale è spenta volutamente, non ne ho bisogno perché la luce della luna illumina completamente il mio percorso, oltre a questo, mi da forza, carica ed energia!! La salita è dura, lunga e più tecnica del previsto. Incontro risalti verticali fino a 90°, sezioni tecniche e difficili. Sono costretto a muovermi delicatamente su lingue di ghiaccio fine e sottile per non far cedere la struttura.

Spesso, vedo le scintille arancioni che schizzano violentemente tra la mia becca della piccozza e la roccia sotto il ghiaccio fine! Ogni tanto mi guardo attorno, il paesaggio è indescrivibile, il silenzio è così profondo che mi dona un senso di pace e tranquillità! Vorrei scattare delle  foto ma la luce non me lo consente…la mia macchina fotografica è troppo debole e quindi non riesco a documentare la salita. Non mi importa più di tanto…l’emozione che sto sentendo dentro di me resterà indelebile per tutta la mia vita.

Il respiro è forte e il battito del cuore è alto, non riesco a rilassarmi finchè non passo i vari salti verticali di ghiaccio dinnanzi a me. Dovrei essere a buon punto. Sopra di me, la goulotte, pare molto magra e instabile, sembra inoltre che mi porti a pendii di neve che vorrei evitare. Scelgo di spostarmi a sinistra su terreno misto delicato, verticale e insidioso. Con movimenti tecnici passo e arrivo ad un canalino di neve tipica “Himalayana”. Alla mia destra affiora un blocca di buon granito dove metto un nut in una fessura per lasciare il mio segno in quell’immensa parete.

Sono praticamente in vetta ma il peggio deve ancora arrivare. Mi aspetta un pendio di neve inconsistente composto da una sorta di onde che devo scavalcare. Sono preoccupato…scavo scavo e scavo con tutte le mie energie, mi sembra di essere sul fungo del Cerro Torre! Le mie piccozze e i ramponi non mi danno fiducia su questo tipo di neve e spesso slitto verso il basso. Cerco di essere il più veloce possibile e di non creare sovraccarichi sul manto nevoso, e proprio in quell’istante, 5m davanti a me, crolla una cornice enorme verso l’oscurità della parete nord. Prendo spavento, guardo il pendio sotto di me…inquietante!!Continuo il delicato traverso fino alla Cima a quota 6618m!

my old track on the last traverse to arrive at the summit
Il 25/10 vedo ancora la mia vecchia traccia sull’ultimo traverso

Ho aperto una nuova via, sono solo!

On the top
Autoscatto di vetta. Mt.Edgar 6618

Sono contentissimo ma concentratissimo per la discesa. Chiamo Matteo che prontamente mi risponde alla radio. Vedo la luce alla tenda ben 1400m sotto di me! Così, accendo anchio la mia frontale per farmi vedere!Mi augura buona fortuna per la discesa. Voglio bere, borraccia ghiacciata, non mi sono reso conto ma è proprio freddo. Proseguo, inizia ad albeggiare, la cresta sud non mi da particolari problemi e contemplando un paesaggio meraviglioso arrivo in poco tempo al colle. Si, sono emozionato! Scendo verso la tenda, Francois mi viene incontro con dell’ovomaltina caldo che bevo volentieri. Non riesco a realizzare ancora ciò che realmente ho fatto. I miei compagni Matteo, Bicio, Emrik, Francois e Francesco mi abbracciano…dicono che ho fatto una grande cosa!!Si, è stata una grande avventura, una grande esperienza, sono salito usando solo le mie capacità e nessun altro mezzo, proprio quello che cerco e quello che mi da la libertà…stare solo con la parete, con la montagna e la natura.

Penso…Ho scalato il Mt.Edgar, una montagna difficile, complessa, alta, lontana e selvaggia, l’ho scalato solo…sì, forse ho proprio fatto una grande cosa.

After The Moon_s Power at the Campo degli Italiani with my partners
I miei compagni mi festeggiano all’arrivo al campo degli italiani

 

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